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Abbasanta, confermate le aliquote Imu e Tasi, cala la Tari


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Paese

Dati Generali
Il paese di Abbasanta
Abbasanta sorge su un altopiano basaltico nel cuore della Sardegna in una regione denominata Barigadu, in un territorio ricco di sorgenti e boschi di sughere e roverelle. Il popolamento del paese è però naturalmente molto più antico come dimostrano la presenza di Dolmen come quello di S'Angrone, il pozzo sacro di Calegastea, la tomba dei giganti di Sos Ozzastros e i numerosi nuraghi, il più importante dei quali è il Losa. L'abitato è caratterizzato da costruzioni tradizionali in pietra scura basaltica: al centro dell'abitato si trova la chiesa di S. Caterina, ottocentesca con forme architettoniche rinascimentali. Nella Località "Tanca Regia" si trova un importante centro di allevamento equino, e il turista può ammirare boschi di sughere secolari di notevole interesse ecologico. Da segnalare inoltre il piccolo villaggio dedicato a Sant'Agostino costruito intorno all'omonima chiesa campestre, caratterizzato dalle piccole dimore chiamate "muristenes", destinate ad ospitare i fedeli durante i festeggiamenti in onore del santo.
Il territorio di Abbasanta
Altitudine: 269/483 m
Superficie: 39,85 kmq
Popolazione: 2.815
Maschi: 1.378 - Femmine: 1.437
Numero di famiglie: 955
Densità di abitanti: 70,6 per Kmq
Farmacia: via A. Guiso, 20 - tel. 0785 564604
Guardia medica: (Ghilarza) - tel. 0785 52537
Carabinieri: via Vittorio Emanuele, 109 - tel. 0785 54669
Polizia municipale: tel. 0785 561635

FotoGallery



Storia

ABBA-SANTA (Acqua-Santa) [Abbasanta], villaggio del Regno di Sardegna, nella provincia di Busachi, distretto di Ghilarza, che appartiene all’antico dipartimento di Parte-Ocier-Reale del giudicato di Arborea: è situato nell’altipiano del Marghine dove supera di metri 312,10 il livello del mare; ha strade larghe, ma irregolari, e 270 case, che occupano una superficie maggiore di quella, che parrebbe convenire, e ciò per gli orticelli annessi a ciascuna abitazione. Questo paese ha molta amenità, e per gli olmi numerosi, che vi frondeggiano, presentasi in bella prospettiva ad una certa distanza. Il clima è caldo di estate, temperatissimo d’inverno, sola stagione, in cui vi piova, mentre nella primavera non è cosa frequente, che qualche piovicina cada a rallegrare i seminati. Anche di rado le tempeste cagionate dalla elettricità imperversano; e la neve ricopre il suolo per pochi giorni, e talvolta per poche ore. Per la situazione, e pel ruscello che lo attraversa avviene che vi si risenta non poca umidità, e spesso abbiasi l’ingombro d’una nebbia, che, sebbene di poca durata, sperimentasi nociva alla sanità, e dannosa ai seminati, se li coglie in fiore, e soffia qualche vento meridionale, o il levante. Quindi in qualche stagione l’aria è poco salubre, e facilmente si cade nelle febbri intermittenti, e si soggiace all’oppressione di petto, come per le rapide vicende della temperatura atmosferica frequenti sono le pleurisie. È distante da Ghilarza, capo-luogo di mandamento, mezzo miglio d’Italia; da Paùli-Làtinu miglia 2; da Busachi, capoluogo di provincia, miglia 6 avanzate. Vengono esercitate da pochi individui le necessarie arti meccaniche; le manifatture restringonsi alle tele di varia qualità, ed al panno forese di vario colore, principalmente rosso-scuro per le robe donnesche, e nero per le vesti degli uomini. Sono in ciò impiegati 225 telai della più semplice costruzione. L’agricoltura e la pastorizia sono la generale occupazione di questi paesani.

Vi è stabilito, come in tutti i paesi dell’isola, un consiglio di comunità, una giunta locale sul monte di Soccorso, che fu dotato di 1010 starelli cagl. (litr. 41692), e di lire sarde 1115. 6. 0 (fr. 2141.38), e che sì per gli scarsi raccolti, che per la poco esatta amministrazione è ridotto a star. cagl. 410 (litr. 19072), e lire sarde 431.11 (fr. 827.57). Avvi ancora la scuola normale, dove frequentano ordinariamente 36 fanciulli. Non vi è alcuna stazione militare. Il contingente per le milizie del Regno è di 36 individui tra cavalleria e fanteria. Per l’amministrazione della giustizia si ricorre a Ghilarza, dove è fissata la curia.

Comprendesi questo popolo nella diocesi d’Oristano. La chiesa parrocchiale è denominata da santa Caterina vergine e martire. Governasi da un parroco, che ha il titolo di rettore, il quale viene assistito nella cura delle anime da altri due sacerdoti. Vi è inoltre l’oratorio di san Martino dove uffizia la confraternita del Rosario, e le chiese di sant’Antonio, di santa Maria, e di santa Dorotea. Le più solenni feste vi si celebrano, una addì 4 agosto in onore di s. Domenico; l’altra addì 8 settembre per la Natività della santissima Vergine; e la terza addì 25 novembre per la memoria della titolare. Sono le medesime allegrate da pubblici divertimenti e spettacoli, da canti di improvvisatori, balli, corsa di barberi, e fuochi. L’ultima è abbellita da una fiera di tre giorni, alla quale intervengono negozianti da molte parti dell’isola. – Risulta dai libri di chiesa, che si celebrano all’anno per numero medio da 6 matrimoni, che all’incirca nascono 35, e muojono 20; che le famiglie sono 264, le anime 1030. L’ordinario corso della vita è al sessantesimo anno. Il cimiterio è al confine del paese contiguamente alla parrocchiale. In quanto spetta alla foggia del vestire, vedi Parte-Ocier-Reale, e nello stesso articolo, e in quello della Sardegna troverai spiegazione dei pubblici divertimenti.

Qui però non si tralascierà di dare un cenno di qualche consuetudine, e pregiudizio, che corre fra questi paesani. Siccome a ricordanza d’uomini non dimorò mai alcun medico in questo luogo, perciò abbondano i pregiudizi sulla origine, e causa delle malattie, e si praticano molte superstizioni, che non si ebbe cura di estirpare. La maggior parte dei morbi credonsi provenire da paura che siasi sentita, che eglino spiegano per la parola timorìa. Quindi spesso per una febbre, la cui cagione sia facile a riconoscersi, chiamasi un sacerdote, perchè reciti sull’ammalato l’evangelio. Che se egli affermi aver ricevuto realmente timore da qualche nota persona, ricorresi tosto alla medesima, onde avere un po’ di sua saliva in una tazza, che sciolta in brodo, vino od acqua si fa bevere, nella persuasione, che, se la febbre provenga da malefizio, debba immantinente cessare. Ad onta delle censure ecclesiastiche usasi ancora il piagnisteo delle prefiche, dette nel dialetto sardo attitadòras. Vedi art. Sardegna, § Costumanze. Nella celebrazione degli sponsali la sposa fa portare in una sottocoppa, od in piccol paniere un gran pane di fior di farina dipinto a zafferano, e infiorato, con una caraffa di vino alla chiesa, che dopo la sacra funzione donasi al prete. Il senso di questo rito è facile a cogliersi. La medesima manda poscia alle famiglie del proprio parentado, e di quel dello sposo un piccol pane di fior di farina dipinto esso pure, e con molt’arte fatto, in cui contraccambio riceve altri oggetti. Ritornando a casa dalla celebrazione delle nozze sentono i novelli sposi in mezzo a numeroso corteggio pioversi addosso il grano, che a grossi pugni gittasi tra le congratulazioni. È presso questo popolo in gran venerazione il compare di battesimo, e senza scandalosa colpa non può uno in verso dell’altro trascurare gli uffizi d’un distinto rispetto. Deve parimente curare uno le cose e gli interessi dell’altro non meno, che si trattasse di cosa propria.

Agricoltura. Può dirsi che fiorisca l’agricoltura in questo paese. Il territorio rassomiglia ad un trapezio, il quale tiene l’abitato alla parte di levante. La superficie non è meno di 14 miglia qu. È atto alla coltura del grano, orzo, fave, granone, lino, ecc. L’ordinaria fruttificazione è del 10 per uno. La terra si lavora con 106 gioghi, e si suole seminare starelli cagl. di grano 700 (litr. 34440), di orzo 500 (litr. 24600), di granone 10 (litr. 492), di fave 20 (litr. 984), di ceci 8 (litr. 393), di fagiuoli 4 (litr. 196). La ricolta del lino va a 1000 cantara (chil. 40650). Negli orti si coltivano specialmente i cavoli, e le cipolle. Nella parte meridionale del territorio frondeggia il vigneto, e produce in abbondanza; però i vini, sebbene potabili nell’inverno e nella primavera, facilmente s’inacidiscono ai calori estivi, il che nasce dalla pessima maniera di farli: ciò non ostante se ne vende non poco ai paesi vicini. Coltivansi nelle vigne molte specie di alberi fruttiferi, specialmente peri, fichi, albicocchi, mandorli, peschi, pomi, susini, aranci, limoni, noci, castagni, ciriegi, in numero totale di 2800 piante. Ai lati delle medesime coltivansi la rosa e la maggiorana, dei quali fiori i giovani vignajuoli amano nella primavera ornarsi, e fare omaggio alle belle. Tutti i terreni liberi sono chiusi. Le tanche sono destinate al seminamento del grano, o del-l’orzo, secondo la natura del suolo, e quando lasciansi in riposo vi si introduce il bestiame a pascolo. Si può calcolare che circa 7 miglia qu. siano chiuse. L’altra metà del territorio parte è selvosa, dove facilmente allignano le quercie e i soveri, come pure qualche olmo, e sorgiaga (celtis australis), e i peri selvatici, il lentisco, i corbezzoli, il prunastro, i bossoli, ecc.; parte è sterile, e solo vi vegetano i rovi, la felce (pteris aquilina), che reca non lieve danno ai seminati, e che la costanza dei contadini non giunge a sterpare. La ferula, l’asfodelo, ed altre piante odiose al buon coltivatore opprimono bene spesso i grani.

Pastorizia. Attendesi ancora con qualche studio alla propagazione del bestiame. Le vacche sono in numero 950, le pecore 3500, i porci 500, i buoi 300, le vacche mannalìte 200, i cavalli e cavalle 300, i somari per la macinazione del grano 300, i majali 200. Pascono questi armenti e greggie nei terreni aperti durante la buona stagione; poscia, specialmente le vacche, vengono introdotte nelle tanche. I pastori stanno per lo più in capanne ricoperte con la corteccia del sovero, e vanno nel paese una volta nella settimana per prendere le provvisioni di pane e vino, e recarvi lane, pelli, cuoi, o formaggi. Il prodotto del bestiame in cacio, e latte di poco supera il consumo grande, che ne fanno le famiglie dei pastori, il quale è maggiore ordinariamente di quel che si fa nel paese. Maggior vantaggio ottiensene per la vendita dei capi vivi o al macello, o ad altri pastori esteri. – Selvaggiume. La foresta abbonda di daini, e vi gira pure qualche cinghiale. Nelle tanche trovansi molte pernici, e vi hanno il covile numerose lepri. Le beccaccie, le oche selvatiche e le gru non sono rare nella conveniente stagione. I volatili son poco inquietati dai cacciatori, e meno i cinghiali e i daini. – Sorge in questo territorio un altipiano di figura quasi quadrata di superficie miglia qu. 4. 1/2, detto Su Zùri, dove si va attraversando la strada centrale. Il terreno è volcanizzato in questa parte e altrove, e mancando la roccia calcarea conviene prendere la calcina da Paùli-Làtinu, o da Narbolìa. In questo rialto è la selva ghiandifera.

Acque. Nell’estensione di questo territorio vi sono 17 sorgenti, escluse le comprese nella parte del territorio che è dentro la Tanca Regia. Le principali sono quelle di Bonorchis, e Dessu Zùri, che formano due piccoli ruscelli. Il rialto Dessu Zùri è traversato da queste due correnti, che indi nascono, è da altra che viene dal territorio di san Lussurgiu, che traversa la Regia Tanca. Bevono i paesani da due sorgenti, tra le quali è medio il paese, il che pare favorisca la congettura, che fosse in questo sito la stazione ad medias dell’Itinerario di Antonino, come favorisce il calcolo delle distanze dalle due prossime stazioni Molaria oggi Mulargia, e Forum Trajani oggi Fordongianos, e la direzione della linea riconosciuta dell’antica via romana. Una di queste due fonti è detta Funtana de Jossu, perchè nel principio della valle Canales in distanza di 200 passi. Vi si fabbricò un recipiente, ed esce l’acqua da due cantari o bocche. L’altra che dicesi Funtànanoa è dall’altra parte del villaggio nel prato presso alla strada centrale con piccolo recipiente. È di miglior qualità della precedente, manca però nell’estate.

Trovansi in questo territorio quattro paludi. Sa Pauledda giace tra il paese e la strada centrale, ed è la più piccola. Al di là poi della strada centrale vi è Paule-Sarmenta che verrà facilmente disseccata dopo la concessione fattane. Sa Paule de Tia Concordia minor della precedente è alla stessa parte. Paule-Cannas nella medesima regione è maggior di tutte, avendo quasi due miglia di circonferenza in figura bislunga. Nell’inverno tiene acqua alta più di metri 1.50. È questa palude traversata dalla strada che va alla Regia Tanca, e si distende sopra un rustico ponte formato a grandi sassi, che fanno da pile, sulli quali collocati sono degli altri orizzontalmente in guisa, che non rompesi la comunicazione fra le due parti del ristagnamento. La via è larga da potervi passare un carro. Ad eccezione di questa, le altre nell’estiva stagione quasi sempre svaniscono, ed i loro fondi divengon fogne di miasmatiche esalazioni, potentissime cause di febbri intermittenti e perniciose a non piccol raggio. Se s’impedisse questo stagnamento delle alluvioni, come non è difficile, l’aria sarebbe meno insalubre, e l’agricoltura acquisterebbe terreno capace d’un seminario di 250 starelli cagl. (9915.00 ari).

Antichità. Trovansi in questo territorio 17 antichissime costruzioni ciclopiche a cono troncato, dette volgarmente norachi (nuràghes). La maggior parte sono quasi affatto demoliti; i più considerevoli sono norache Losa, e norache Riga. Di quelli che in parte ancora sussistono l’adito è così basso, che non vi si può entrare che carpone. – Condizione del comune. Questo paese entra nel feudo reale di Parte-Ocier-Reale, altrimenti Inferiore. Per li dritti di vassallaggio, vedi Parte-Ocier-Reale; per li contributi reali, vedi Busachi provincia. Inoltre pagasi un certo tributo al Signor utile della Selva-Zùri da chi vi introduca nella stagione delle ghiande i porci.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre ad Abbasanta
16 gennaio: Sant'Antonio Abate
28 agosto: Sant'Agostino